Senza dubbio alcuno, non per tutti è garantito il tanto auspicato recupero e reinserimento nella società, ma ciò che si può fare è contribuire attivamente affinché ciò avvenga e se non nell’interesse del rep, quantomeno nell’interesse della società stessa che necessita di tutti i suoi membri che condividano lo stesso universo di valori e sicuramente di un numero minore di criminali. Forse potrebbe essere d’aiuto ricordare le parole di Dalai Lama: “Siamo tutti potenziali malfattori, e nel profondo dell’animo quelli che mettiamo in prigione non sono più cattivi di chiunque di noi. Hanno ceduto all’ignoranza, al desiderio, alla collera, malattia da cui anche noi siamo affetti, per quanto in misura diversa. Il nostro dovere è di aiutarli a guarire”.
Accorciare le distanze tra il mondo delle carceri e quello degli uomini liberi non è certamente un compito semplice: il diritto penitenziario è, infatti, una disciplina controversa, continuamente in discussione ed in evoluzione. Ma Francesca Madonna, nel suo “I Diritti di detenuti ed internati e la loro tutela giurisdizionale”, non parla solo di legge, ci parla di vite. Nato come testo giuridico, la sua chiarezza lo rende scorrevole anche al meno esperto, che, anzi, avrà la splendida occasione di arricchire il proprio bagaglio culturale. Il legislatore, negli anni e nei secoli, non sempre ha agito con consapevolezza che un crimine no può spezzare la dignità di un uomo, e troppo spesso si è tentato di aggirare i diritti costituzionalmente garantiti ad ognuno, detenuti compresi. Ma è grazie a personalità del calibro di quella della nostra autrice, se continua incessante la lotta contro deumanizzazione dei detenuti; nonostante la loro riabilitazione e reinserimento nella società siano ancora traguardi lontani, come conclude Francesca Madonna all’interno dell’opera solo in tal modo, se tutti noi riusciamo a compiere anche solo una piccola azione per migliorare ciò che ci circonda, allora possiamo ancora sperare in un mondo migliore per noi e per le generazioni future.